Settembre 2000

Nonostante le manifestazioni di solidarietà e alcuni dubbi Rocco Derek Barnabei è stato "corretto"
Greensville Correctional Center: Come gli USA "rieducano alla società" i criminali
Ma la pena di morte è degna di un paese civile?
Greensville Correctional Center

  In Virginia (USA), alle 3.05 del 15 Settembre 2000 nel "Greensville Correctional Center" l'italoamericano Rocco Derek Barnabei è stato ucciso con un iniezione letale.
  Una vicenda che lascia dei dubbi sulla colpevolezza del condannato che si è sempre proclamato innocente: alcune prove dalle quali bisognava eseguire un confronto del DNA, prelevate sette anni fa dal cadavere della fidanzata Sarah Wisnosky, erano prima sparite dall'archivio di un tribunale della Virginia, quindi ritrovate in una collocazione diversa e con i sigilli manomessi.
Rocco Derek Barnabei   Visto che l'esame del DNA (risultato sfavorevole a Barnabei) era stato richiesto dalla difesa come ultima speranza pochi giorni prima dell'esecuzione, il governatore della Virginia Jim Gilmore ha ordinato un inchiesta sospettando che simpatizzanti della causa di Barnabei siano penetrati in uno dei magazzini del tribunale (eludendo sorveglianza e controlli) ed abbiano manomesso le prove, nonostante il fatto che quei magazzini siano praticamente inaccessibili senza autorizzazione visto che contengono armi, droghe, prove varie e importanti documenti relativi a processi e inchieste.
Rocco Derek Barnabei   L'esecuzione in America è passata quasi sotto silenzio, il dipartimento di Stato degli USA dopo l'esecuzione ha dichiarato: "È rischioso andare in Italia per turismo a causa di possibili rappresaglie sui cittadini USA" senza specificare troppo per cosa gli Italiani avrebbero dovuto eseguire rappresaglie contro i cittadini USA, ricevendo in cambio una nota di protesta del nostro ministero degli esteri che dichiarava che "L'Italia è un paese civile che non applica ritorsioni!".
  Una vicenda che ha toccato molte persone in Italia e nel mondo che hanno pregato, sperato e pianto per la sorte di un uomo che, al di là della sua presunta colpevolezza, veniva giustiziato da un sistema che proclama "correttiva" la pena di morte.
  Si potrebbe fare un paragone col caso di Joseph O'Dell il detenuto americano di 54 anni "corretto" nel luglio del 1997, in Virginia, con l'accusa di aver stuprato e ucciso una donna di nome Helen Schartner. Accertamenti successivi all'emissione della sentenza di morte, e nuove prove a favore dell'accusato (tra cui il test del DNA), avevano di fatto e senza alcuna ombra di dubbio accertato la totale estraneita' di O'Dell al delitto che gli era stato ascritto, un delitto sicuramente aberrante, ma di Il robot Sojourner atterrato su Marte il 4 Luglio 1997 cui non era colpevole; nonostante ciò, essendo stato giudicato in ultima istanza e condannato a morte, la pena venne eseguita lo stesso. Anche all'epoca la stampa USA aveva taciuto il fatto perchè impegnata a "piangere" la morte del robottino Sojourner della missione Pathfinder spentosi tra le sabbie marziane proprio in quei giorni.
Joseph O'Dell   Joseph Roger O'Dell III è oggi sepolto a Palermo: ha infatti ottenuto la cittadinanza onoraria del capoluogo siciliano (dove tutta la popolazione lottò per uno sconosciuto vittima di un ingiustizia mandando petizioni e richieste al governatore della Virginia). Nonostante la moglie e altri gruppi abbiano cercato di far riaprire un processo per la sua riabilitazione il governatore Jim Gilmore ha recentemente fatto bruciare le ultime prove contenenti il DNA del vero assassino per "decorrenza dei termini".
  Altri casi eclatanti della giustizia USA (non ultimo quello dello scambio Silvia Baraldini con l'impunità dei piloti che tranciarono il cavo della funivia del Cermis in Trentino) ci fanno capire che il nostro sistema giudiziario, pur nella sua imperfezione è migliore di quello di molti altri stati e soprattutto dello stato che ha nell'armadio scheletri inquietanti come Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti o l'agente dell'FBI Swarzkopf (padre del generale che guidò l'operazione "Desert Storm") che venne ritenuto responsabile di molte delle incongruenze, depistaggi e forse dello stesso rapimento nel caso del sequestro del figlio di Charles Lindberg (il primo uomo a compiere la trasvolata oceanica) ma fu lasciato impunito al suo posto di lavoro.
  In Italia la pena di morte non viene più applicata dal 5 marzo 1947, ed è stata definitivamente abolita (era in vigore solamente "nei casi previsti dalle leggi di guerra") il 25 ottobre 1994.
  Molte organizzazioni tra le quali Amnesty International e la Comunità di Sant'Egidio si battono da anni contro la pena di morte nel rispetto dei diritti umani (il primo è il diritto alla vita, anche per chi uccide un altro essere umano), pena mantenuta in 87 paesi con 1813 esecuzioni in 31 Paesi nel solo 1999 (nello stesso anno sono state condannate a morte 3857 persone, molte delle quali in attesa dell'esecuzione) con il discutibile primato della Cina (1077 esecuzioni, una media di tre al giorno).
  Gli USA sono al 5° posto con "sole" 98 esecuzioni mentre in Europa nessuna Nazione applica ancora la pena capitale, pratica barbara e soprattutto non correttiva nei confronti di un essere umano, che si potrebbe considerare una forma di "vendetta di stato".

  Per saperne di più:

Il sito sulla vicenda
  • www.barnabei.com

    Associazioni che si battono contro la pena di morte
  • Amnesty International
  • Comunità di Sant'Egidio
  • Nessuno tocchi Caino
  • Coalizione Italiana Contro la Pena di Morte

    Un inchiesta su quattro casi eclatanti nei quali il test del DNA non fu considerato e altrettante persone furono condannate a morte.
  • Frontline: the case for innocence
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