L'autonomia negata
Defiscalizzazione
Con il blocco degli autotrasportatori è tornata alla ribalta una notizia poco diffusa dai giornali nazionali: la defiscalizzazione della benzina in Sicilia.
Esiste il cartello dei paesi produttori di Petrolio (OPEC) che fa il bello e il cattivo tempo sui mercati mondiali, stringe accordi (petrolio meno caro per alcuni, aumento o diminuzione delle estrazioni), decide il prezzo del greggio, influenza le politiche e le spese delle nazioni di mezzo mondo.
Gli Stati Uniti grazie alle loro performance in difesa del Kuwait durante la Guerra del Golfo hanno sconti considerevoli da alcune delle nazioni produttrici, d'altro canto l'Italia che aveva speso capitali e ingegno in Libia è stata costretta a sottoscrivere per anni un embargo contro i prodotti di quella terra a causa di una mancata estradizione di terroristi voluta dagli USA (ma la sovranità nazionale non conta nulla in un paese che per legge non contempla l'estradizione? Un analogia sarebbe un embargo agli 87 paesi che praticano la pena di morte da parte del resto del mondo che si batte contro tale pratica).
In ogni caso in tutto il mondo le nazioni produttrici di petrolio hanno un importante arma nelle loro mani tranne in Sicilia. Nei 16 comuni che hanno fondato l'Ups (Unione petrolifera siciliana della quale fanno parte anche Ragusa, Gela, Priolo, Melilli, Augusta e Milazzo) si produce circa il 70% delle risorse petrolifere del paese, con un bonifico di accise in favore dello Stato per migliaia di miliardi. Lo sfruttamento dei pozzi di petrolio Siciliani, a scapito dei giacimenti non sfruttati in altre regioni, così come la costruzione dei vari impianti di raffinazione, ha indubbiamente portato lavoro e risorse alla regione. Le proposte di non rinnovare le concessioni petrolifere, che scadono a dicembre, appaiono autolesioniste più che ricattatorie.
Varie proposte di leggi per defiscalizzare i petroli, grazie anche all'autonomia regionale, sono state proposte negli anni al Parlamento Italiano che le ha sempre bocciate per i più svariati motivi (disegni di legge ritenuti non soddisfacenti, periodi elettorali imminenti, rinvii etc.), adesso una nuova delegazione guidata dal sindaco di Vittoria Francesco Aiello, torna alla carica con un disegno di legge (che tempo addietro l'ex presidente della Regione Angelo Capodicasa aveva commissionato ad un costituzionalista) da inserire nella prossima finanziaria, una mossa che bypasserebbe le convenienze politiche del periodo elettorale e le lungaggini sulla promulgazione di una legge obiettivamente scomoda per il Parlamento Italiano.
Naturalmente i benefici finanziari non sarebbero solo un risparmio nel costo dei carburanti per i cittadini, ma un abbassamento del costo di spedizione dei prodotti Siciliani, la possibilità di impiegare parte di quei capitali per sviluppare posti di lavoro, l'utilizzo di parte dell'IVA per bonificare i danni prodotti da raffinerie e attività estrattive con un "Piano di risanamento ambientale" che prevede la creazione di circa duemila nuovi posti di lavoro.
In Sicilia da 50 anni si estrae e si raffina petrolio per la maggior parte della nazione, in cambio abbiamo sempre ottenuto danni ambientali, dissesti geologici e problemi di salute per i lavoratori.
In Svizzera aumentano i costi dei carburanti (che sono minori che in Italia) e utilizzano i maggiori incassi per ridurre l'inquinamento, mentre in Italia si concedono "sconti fiscali sui prezzi dei carburanti", ipotetiche "multe alle compagnie distributrici per 641 miliardi" e prezzi minori per i carburanti in Friuli, Varese e Valle d'Aosta (che non hanno attività estrattive ma godono della vicinanza di nazioni con prezzi inferiori).
La Sicilia è una regione autonoma a Statuto speciale, nel 1999 l'on. Franco Piro calcolò in più di 50.000 miliardi le tasse sulla produzione pagate dalle imprese petrolifere operanti in Sicilia (recentemente il sindaco di Siracusa Bufardeci ha detto che dal 1995 ad oggi sono 60.000 i miliardi versati allo Stato), soldi che dovrebbero essere versati nelle casse dei comuni petroliferi in base all'articolo 37 dello Statuto Siciliano (10 Giugno 1946) che prevede che le multinazionali del petrolio paghino le imposte nel territorio dove hanno gli stabilimenti e non dove hanno la sede legale. Inoltre una legge Italiana del 1950 prevede che le Royalties dei giacimenti di terra devono essere trasferite alla Regione e da questa ai comuni interessati (in Sicilia il 7% viene effettivamente versato dallo Stato alla Regione) però le royalties dei giacimenti in mare vengono trattenute per intero dallo Stato; è questo il caso della piattaforma petrolifera Vega, operante da anni a dodici miglia dalle coste ragusane, che versa le proprie Royalties a Roma e i propri scarichi inquinanti sul litorale Siciliano.
Per chi si lamenta del blocco dei camionisti che indubbiamente ha portato disagi e danni a molti Siciliani sappia che la loro lotta comprendeva anche la discussione in Parlamento della proposta di defiscalizzazione, e forse il mancato arrivo dei petroli Siciliani (raffinati e non) al resto dell'Italia ha influito non poco in un annosa richiesta da parte di chi (Ente vertenza Ragusa e Ups) si batte per la defiscalizzazione.
Ma questa "defiscalizzazione" a quanto ammonta? Nessuno lo sa, ma in Valle d'Aosta ogni cittadino ha una carta che gli permette di acquistare una certa quantità di carburante scontato (industrie ed operatori economici hanno quantità maggiori): 1294 lire in meno per la benzina super; 1209 per la verde e 887 per il gasolio; In Friuli la giunta regionale per evitare esodi di automobilisti oltre frontiera ha deciso di agganciare il costo della benzina a quello sloveno. Ci si augura lo stesso occhio di riguardo per i Siciliani che subiscono le attività legate alla produzione-raffinazione, anche se la proposta presentata parla di "Riduzione dei costi energetici a carico delle famiglie e per favorire gli investimenti e lo sviluppo economico nella Regione Siciliana" senza quantificare troppo le cifre.
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