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Greenpeace blocca petroliera della ESSO nel porto di Savona

  Savona, 17 luglio 2001 - Un team di Greenpeace è intervenuto questa mattina a Vado Ligure (Savona) per impedire le operazioni di scarico del greggio dalla petroliera Clare Spirit giunta nel porto ligure per rifornire i depositi del gigante petrolifero Esso. Quattro attivisti si sono incatenati alla fiancata della nave mentre questa si stava apprestando a scaricare il greggio nel terminal galleggiante che si trova a circa 500 metri dal porto, interrompendo le operazioni.
  L'azione di Greenpeace precede di tre giorni sia il G8 che la ripresa dei negoziati sui cambiamenti climatici a Bonn.
  "Nel corso di questi incontri si deciderà il destino del Protocollo di Kyoto, messo a repentaglio dal presidente Bush e dall'industria petrolifera americana".
  Greenpeace accusa la Esso di essere tra i maggiori oppositori del Protocollo di Kyoto, l'accordo internazionale che prevede il taglio delle emissioni dei gas serra.
  Secondo Greenpeace, la Esso non solo non investe nella ricerca e nello sviluppo di energie rinnovabili pulite, ma nega il fenomeno dei cambiamenti climatici su cui c'è convergenza da parte della maggioranza della comunità scientifica internazionale. Inoltre la Esso agitando l'ormai consunta bandiera dell' "ambiente contro lavoro" sostiene che l'attuazione del protocollo di Kyoto si tradurrebbe in una perdita di oltre 40.000 posti di lavoro ed in un aumento generalizzato dei prezzi al dettaglio che finirebbe con l'essere pagato dai consumatori. Questo posizione irresponsabile ha largamente influenzato la nuova politica energetica del presidente Bush che arriverà a Genova nei prossimi giorni.
  Due giorni prima dell'insediamento di George Bush alla Casa Bianca, la Esso ha pubblicato un editoriale in cui ha definito il Protocollo irrealistico ed economicamente svantaggioso. La stessa posizione è stata sostenuta dall'US Cuncil for International Business (USCIB), una lobby corporativa di cui fa parte la ESSO, che in una lettera a Bush dell'11 aprile scorso ha scritto: "gli Stati Uniti dovrebbero procedere velocemente nell'individuare un percorso che consenta di evitare gli obiettivi irrealistici del Protocollo, le sue scadenze e l'assenza dei Paesi in via di sviluppo".
  "Non sorprende, quindi che, appena eletto, il presidente degli USA George W. Bush abbia annunciato al mondo di non voler ratificare il protocollo di Kyoto, presentando contemporaneamente un piano energetico nazionale improntato ad un rilancio massiccio dei combustibili fossili" ha dichiarato Fabrizio Fabbri di Greenpeace.
  Con l'azione di oggi, Greenpeace intende puntare i riflettori su chi sta manovrando per l'affossamento definitivo del protocollo di Kyoto.
  "La durissima opposizione degli Stati Uniti sta rischiando di far naufragare il primo, pur timido, tentativo di affrontare con misure concrete l'emergenza climatica mondiale. Questa è la vera violenza che potrebbe prevalere sia al G8 che alla Conferenza sul clima di Bonn" - ha aggiunto Domitilla Senni, direttore di Greenpeace Italia -
  Note
  • La EssoMobil opera in 200 paesi con una produzione giornaliera di olio e gas pari a 4,5 milioni di barili.
  • Quest'anno la compagnia spenderà oltre 18.000 miliardi per la ricerca e l'estrazione di petrolio e gas mentre non sono previsti investimenti per le fonti rinnovabili. Nel 2000, i profitti della EssoMobil hanno superato i 40.000 miliardi di lire. La politica della Esso è tutta incentrata sull'uso dei combustibili fossili di cui prevede una crescita annua del 2-3%, per una domanda complessiva del 50% superiore a quella odierna, entro il 2020.
  • La Esso ritiene che per far fronte a questa crescita nella domanda sia necessario investire sempre pi ù nella ricerca di nuovi giacimenti in aree incontaminate come quelle protette nella regione artica.
  • Lee Raymond, amministratore delegato della Esso ha dichiarato: "Non abbiamo sufficiente comprensione a livello scientifico dei cambiamenti climatici per fare previsioni ragionevoli e/o giustificare misure drastiche". Alcuni documenti presentati dai media collegano i cambiamenti climatici alle condizioni meteoclimatiche estreme ed a pericoli per la salute umana. Eppure gli esperti non hanno rilevato questo andamento"

    Fonte: Greenpeace

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