Roma, 22 agosto 2000 - Greenpeace richiede alla Russia e alla comunità internazionale di impegnarsi per il recupero immediato del sommergibile Kursk allo scopo di evitare il rilascio di radioattività dai due reattori nucleari nelle acque del Mare di Barents, un'area cruciale nell'ecosistema marino. Greenpeace chiede inoltre di dismettere questo tipo di mezzi, a causa dell'alto rischio di contaminazione da esso rappresentato.
Se il Kursk viene lasciato dove si trova, prima o poi rilascerà certamente sostanze contaminate nel mare. Il Kursk rappresenta una bomba ambientale a tempo. L'opzione di un recupero può essere messa in dubbio solo in presenza di evidenti danni strutturali che renderebbero il recupero ancor più pericoloso. In tal caso si dovrà procedere alla rimozione dei reattori e al loro trasporto a terra, o, solo come ultima risorsa, alla chiusura del sottomarino per impedire che il materiale radioattivo possa fuoriuscirne. Non fare nulla non è un'opzione.
Quello del Kursk rappresenta solo l'ultimo di una serie di incidenti che hanno coinvolto sottomarini nucleari. Ci sono attualmente ben dieci reattori nucleari nei fondali oceanici. Appena tre mesi fa si è verificato un incidente al sottomarino nucleare britannico HMS Tireless a Gibilterra, ed è ancora in corso una forte disputa su chi debba occuparsene. I sommergibili nucleari sono soggetti a incidenti troppo frequenti. L'unico modo per proteggere i mari è ritirarli dal servizio.
Fonte: Greenpeace
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